Giugno 2013
34 post
Circa duemila manifestanti tornano a marciare verso piazza Taksim, sgomberata stamattina dalla polizia.
Malgrado la violenza delle cariche le proteste non si fermano a Istanbul.
- L’11 giugno alle 7.30 la polizia turca ha fatto irruzione con gas lacrimogeni e proiettili di gomma a piazza Taksim, a Istanbul, occupata dal 31 maggio da manifestanti che protestavano contro la demolizione del vicino parco Gezi.
- Gli scontri sono duranti per ore e sono ancora in corso, ci sono molti feriti soprattutto persone con gambe rotte o traumi cranici provocati dai lacrimogeni. È stato riportato anche un morto, ma non è stato confermato.
- La polizia ha ripreso il controllo della piazza e ha distrutto le barricate che erano state costruite dai manifestanti. È entrata nel vicino parco Gezi, anche se precedentemente aveva dichiarato che non l’avrebbe fatto.
- Il prefetto di Istanbul Hüseyin Avni Mutlu ha giustificato l’intervento della polizia dicendo che le proteste stanno infastidendo la popolazione e rovinano l’immagine del paese all’estero.
- Anche il primo ministro Erdoğan ha riferito sulla situazione di fronte al parlamento. Il premier ha difeso l’azione della polizia e ha chiesto: “Che cosa si aspettavano i manifestanti, che ci saremmo inginocchiati davanti a loro?”.
- In mattinata la polizia ha fatto irruzione anche nel tribunale Çağlayan, mentre alcuni avvocati stavano per fare un comunicato di solidarietà agli occupanti del parco Gezi e ha arrestato almeno venti di loro. Il quotidiano Hürriyet sostiene che gli avvocati arrestati sarebbero almeno 50.
- Davanti alla questura un centinaio di avvocati manifesta per il rilascio dei colleghi fermati.
- La piattaforma Solidarity che riunisce tutti quelli che stanno manifestando per il parco Gezi ha convocato una nuova manifestazione a Taksim alle 19 ora di Istanbul, le 18 ora italiana.
- L’Associazione medici turchi dichiara che i feriti durante le proteste dell’11 giugno sono cento, cinque sono gravi.
- Intanto il presidente Abdullah Gül ha approvato la legge che prevede la restrizione della vendita e dell’esposizione di alcolici nel paese, uno dei motivi alla base delle proteste degli ultimi giorni a piazza Taksim e nel resto del paese.
La diretta qui: internazionale.it
Dalle prime proteste del 28 maggio alle dichiarazioni intransigenti di Erdoğan: i primi dieci giorni di piazza Taksim in un’infografica.
il 64% del 45% fanno neanche romano su tre, quindi potete evitare termini come “trionfo” ..
cazzi vostri comunque io vado a vivere a civitavecchia =)
comunque io vado a vivere a civitavecchia all’estero
- devi lavorare più su te stessa.
- c’ho provato.
- e com’è andata?
- mi hanno licenziata.
Un’interessante diario della protesta in Turchia dal 1° all’8° giorno.
Questo di Erdogan è il terzo mandato consecutivo e in ogni elezione l’AKP ha preso sempre di più, arrivando nel 2011 a sfiorare il 50% e portando in parlamento appena 3 parlamentari in meno di quelli sufficienti a modificare la costituzione scritta dai militari da solo, impresa finora andata a vuoto perché tra i cultori della laicità dello stato e gli islamisti non si sa come finirebbe. La de-militarizzione del paese tuttavia è stata relativa, perché Erdogan non è ancora riuscito a risolvere il problema curdo e anche perché ai confini si sono presentati problemi come la guerra in Iraq e ora guerra civile siriana. I tentativi di Erdogan di soddisfare i nazionalisti, cercando al contempo di porsi inutilmente come faro di una buona parte dei paesi musulmani, non si sono rivelati più fecondi della scelta d’intervenire nel conflitto siriano, peraltro in un evidente tandem con il Qatar che non sembra riscuotere l’entusiasmo del Dipartimento di Stato. Se però l’astenersi dalla guerra in Iraq aveva incontrato il consenso popolare, non così è stato per il conflitto siriano, che alla Turchia costa molto e che ha già provocato un robusto afflusso di profughi. Saldamente atlantista, europeista e allo stesso tempo musulmano, asiatico e mediorientale, Erdogan ha giocato a lungo il ruolo del protagonista virtuoso ponendo il peso del suo paese su tutti i tavoli, ottenendo molto credito, ma pochi successi e finendo a gioco lungo per scontentare molti di quanti lo hanno sostenuto in passato. […]
[I] turchi che sono stati la carne e il motore dello sviluppo del paese, che sono emigrati, hanno studiato, vivono nella modernità e in pieno Occidente e sono i protagonisti di una società nella quale l’Islam dei veli e delle proibizioni assurde è minoritario. In Turchia ci sono predicatori “islamici” come Adnan Oktar, stella del creazionismo musulmano che appare in televisione con una scorta di panterone pitonate senza che per questo nessuno pensi di tagliare loro la gola. L’AKP deve ancora battersi per la libertà per le islamiche di portare il velo all’università e non viceversa ed è quindi a un discreta distanza da una società accettabilmente “islamica” per i suoi standard, che ovviamente cerca di colmare non appena appare possibile e praticabile, proprio come quando si può godere di una robusta maggioranza in parlamento.
La mancata riforma delle leggi estremamente repressive in vigore fin dai tempi della dittatura, anche grazie alla resistenza dei nazionalisti, per i quali ad esempio resta un bastione la difesa dell’articolo che punisce l’offesa alla “turchità”, particolarmente insidioso per chi critica il governo o il paese, offre strumenti straordinari al potere. […]
Solo il tempo dirà se quello di questi giorni è un incendio estemporaneo che Erdogan saprà domare o se si allargherà, quello che appare abbastanza certo è che per l’AKP sarà difficile migliorare ancora il suo risultato alle elezioni del 2014, le prime con l’elezione diretta del presidente della repubblica, alla quale potrebbe concorrere Erdogan senza dimettersi da primo ministro perché ad essere esclusi dalla candidatura saranno solo gli ex presidenti. Non che questa considerazione ne segni la fine o la possibilità di rimanere al governo, l’opposizione resta insanabilmente divisa.” —
Perché la Turchia non vuole più Erdogan (via Giornalettismo)
E su Rainews, raccontavano la rivolta di Gezi Park, come “una protesta di ambientalisti”. See, ciao còre!
(via forgottenbones)
PLEASE DON’T IGNORE THESE
people fucking died there
.
Maggio 2013
26 post
Vedere il corteo che accompagna la salma di Franca Rame composto da così tanta gente, pieno di donne che indossano qualcosa di rosso come da suo desiderio, gente che camminando canta Bella ciao… ecco, è una delle cose più belle e commuoventi di sempre.
FRANCA RAME, Lo stupro.
Questo perché oggi al TG2 hanno detto che Franca Rame fu donna che “approfittò della sua bellezza per imporsi all’attenzione, finché non fu stuprata”
(Bastardi, rivoglio i soldi del canone!)
Un saluto a lei che se n’è andata.
In stazione non mi accoglie con una rosa rossa o, chessò, con un girasole. No, lui mi aspetta sul binario con un pretzel formato famiglia tutto per me.
I diecimila.me (che poi erano solo quattro) mettono in scena il loro fascino e conquistano frotte di groupies



